Protesi dell’Anca : ora c’è una nuova tecnica mini invasiva

By: | Tags: | Comments: 0 | ottobre 10th, 2017

La chirurgia protesica dell’anca è una pratica ormai consolidata, ed è in grado di assicurare risultati eccellenti ad un numero sempre maggiore di pazienti grazie anche all’incessante evoluzione degli impianti e delle tecniche chirurgiche che ha contraddistinto l’ultimo ventennio fermo restando che, il corretto posizionamento dell’impianto costituisce la premessa indispensabile per la longevità della protesi dell’anca intesa non solo come conservazione dell’osso ma anche come risparmio dei tessuti mobili. La protesi d’anca mini invasiva permette una semplice esposizione della cavità acetabolare del bacino ed il rispetto completo dei muscoli extra rotatori. L’intervento viene eseguito con il paziente in posizione supina in anestesia peridurale. La via anteriore diretta è quella che attualmente risponde ai requisiti di mini invasività intesa come rispetto delle strutture anatomiche che sono alla base del recupero funzionale precoce.

La tecnica mini invasiva permette una ferita di dimensioni estremamente contenuto nel rispetto delle esigenze cosmetiche del paziente, infatti questa tecnica richiede un’incisione cutanea di 7 cm contro i 15 cm tradizionali. Questo ha suscitato e sta suscitando curiosità e interesse sempre crescente nei pazienti che vedono in una minore aggressione chirurgica una risposta alle loro necessità e alle loro attese. Un tempo l’obiettivo dell’intervento era togliere il dolore oggi, le condizioni sociali, ambientali e di relazione fanno si che il paziente tenda ad essere sempre attivo, autosufficiente, reintegrato nel mondo del lavoro: ha bisogno quindi di una chirurgia immediata e veloce che gli consenta un rapido ritorno alle sue normali occupazioni.

Come avviene l’intervento?
L’incisione inizia due centimetri distalmente e due centimetri posteriormente, prosegue per circa 8-10 cm lungo la retta congiungente il bordo laterale della rotula caricando lateralmente le fibre del tensore, compare la porzione prossimale del retto del femore che viene, a sua volta, caricato medialmente e si visualizza la sottostante fascia innominata. Questa viene incisa longitudinalmente facendo attenzione a preservare, per poi isolare e legare, i rami ascendenti dell’arteria circonflessa laterale Giunti così al piano capsulare si esegue l’artrotomia con una incisione ad “U” ottenendo così un lembo a base mediale;

questo lembo ha una duplice funzione:

  • protegge le strutture muscolari sovrastanti durante la preparazione del cotile
  •  fa contemporaneamente da divaricatore permettendoci di non utilizzare una leva che ci creerebbe problemi di spazio durante l’introduzione della fresa e delle componenti acetabolari sia di prova che definitive.

Eseguito il taglio e la rimozione della testa femorale malata si passa alla preparazione dell’acetabolo utilizzando frese di dimensioni crescenti e adeguate al modello di protesi scelto. Ottenuto il substrato osseo adeguato, dopo abbondante lavaggio, si esegue l’impianto della protesi cotiloidea. Si passa quindi al tempo femorale. Il primo passaggio prevede una lieve adduzione ed extra-rotazione dell’arto operato ed il posizionamento delle leve necessarie ad esporre la superficie osteotomica e ad eseguire la capsulotomia posteriore che l’operatore eseguirà gradualmente fino a quando riterrà necessario.
Inizia così la preparazione del canale femorale utilizzando le raspe adeguate al modello di protesi scelto.
Prima di impiantare la componente femorale definitiva, si esegue naturalmente la riduzione dell’impianto provvisorio, i test di stabilità, mobilità e lunghezza.
Giudicati validi i test eseguiti si potrà procedere all’impianto delle componenti definitive.
Terminato l’impianto, vengono testate nuovamente la stabilità articolare e la lunghezza degli arti. Viene eseguito quindi, un abbondante lavaggio pulsato ed inizia la procedura di chiusura della ferita chirurgica. Le grandi potenzialità della via d’accesso anteriore mini invasiva si possono realizzare se ovviamente l’impianto viene eseguito in modo corretto. Prima di eseguire un intervento di protesi d’anca è necessario eseguire una pianificazione molto accurata allo scopo di valutarne le difficoltà tecniche, la tipologia di accoppiamento e ottimizzare il posizionamento per ripristinare la geometria ideale. L’accuratezza nel posizionamento delle componenti protesiche, la scelta dei bio materiali di ultima generazione e lo sviluppo di una tecnica altamente rispettosa dei tessuti corporei hanno permesso un grosso salto in avanti nel trattamento dell’artrosi d’anca.

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